Craxi a Palazzo Chigi: la svolta socialista nella Prima Repubblica
Il 4 agosto 1983 Sandro Pertini affidò a Bettino Craxi l’incarico di formare il governo. Craxi divenne così il primo socialista nella storia della Repubblica a guidare il Consiglio dei ministri.
Una nuova stabilità politica: il Pentapartito
Il suo primo esecutivo nacque dalla coalizione del Pentapartito, una solida alleanza tra DC, PSI, PRI, PSDI e PLI
Craxi impresse all’esecutivo una linea fortemente decisionista (il cosiddetto “piglio craxiano”), circondandosi di personalità di primissimo piano nei ministeri chiave: Giulio Andreotti agli Esteri, Oscar Luigi Scalfaro agli Interni, Giovanni Goria al Tesoro e Giovanni Spadolini alla Difesa.
Una squadra che garantì all’Italia un governo coeso, capace di durare oltre tre anni e mezzo (il governo Craxi I fu uno dei più longevi della Prima Repubblica), riducendo le crisi di governo che avevano paralizzato il Paese nei decenni precedenti, capace di reggere sia la politica interna sia la credibilità internazionale.
Il governo rimase in carica dal 4 agosto 1983 al 1° agosto 1986; seguì un secondo governo Craxi, durato fino al 17 aprile 1987.
La grande vittoria economica: la disinflazione
Il periodo Craxi coincise quindi con una fase di ripresa dell’economia italiana, sostenuta dal miglioramento del quadro internazionale, dalla ripresa industriale e dalla riduzione dell’inflazione.
Sul fronte economico, il risultato più eclatante del ciclo craxiano fu la lotta all’inflazione.
All’inizio degli anni Ottanta l’Italia viaggiava a doppia cifra con un carovita fuori controllo e l’inflazione aveva raggiunto circa il 20% nel 1980. Nel febbraio 1984, sotto il governo Craxi, grazie anche a una politica monetaria rigorosa e alla collaborazione con la Banca d’Italia, era scesa intorno al 14%.
Nel corso del ciclo 1983-1987 la disinflazione proseguì e l’aumento dei prezzi arrivò su livelli molto più contenuti rispetto all’inizio del decennio.
La scala mobile
Il punto di svolta fu il celebre “Decreto di San Valentino” del febbraio 1984: tagliando tre punti della scala mobile (il meccanismo che adeguava automaticamente i salari all’inflazione), il governo riuscì a spezzare la pericolosa spirale prezzi-salari. Nonostante le forti proteste sindacali (e un successivo referendum promosso dal PCI nel 1985 che bocciò l’abolizione totale, ma confermò la bontà della linea moderata), la mossa salvò la competitività delle aziende italiane.
Crescita del PIL
Gli anni del governo Craxi coincisero con una fase di forte vitalità del sistema Paese:
• Crescita economica: il PIL italiano registrò incrementi medi annui solidi, collocandosi stabilmente nell’ordine del 2,5% – 3%.
• Produttività e competitività: le imprese ripresero a investire e la bilancia dei pagamenti tornò in equilibrio.
• Il quinto posto mondiale: fu in quegli anni che l’Italia consolidò la sua posizione tra le grandi potenze industriali del pianeta, arrivando a toccare (anche grazie a calcoli statistici rivisti come il famoso “sorpasso” economico) il quinto posto tra le economie più industrializzate del mondo, subito dopo il Giappone.
Il nuovo Concordato tra Italia e Santa Sede
Il 18 febbraio 1984 Craxi firmò un’accordo di revisione del Concordato tra Italia e Santa Sede che:
– ridefinì i rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa sulla base dell’indipendenza dei rispettivi ordinamenti;
– stabilì il superamento del principio della religione cattolica come religione ufficiale dello Stato italiano;
– disciplinò l’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica, lasciando agli studenti la libertà di avvalersene o meno.
Una politica estera più assertiva
Il governo Craxi cercò di dare all’Italia un profilo internazionale più autonomo e visibile, soprattutto nel Mediterraneo e nel Medio Oriente.
La crisi di Sigonella del 1985 divenne il simbolo di questa impostazione: Craxi rivendicò la sovranità italiana nella gestione di una crisi che coinvolse gli Stati Uniti e l’Egitto. L’episodio rafforzò l’immagine di un’Italia capace di sostenere una posizione propria all’interno dell’alleanza occidentale, anche se il rapporto con Washington ne uscì temporaneamente teso.
Uno sguardo d’insieme
Il governo Craxi segnò un’epoca di risultati concreti e tangibili:
– la tenuta del Pentapartito;
– la riduzione dell’inflazione;
– l’approvazione della riforma della scala mobile;
– salari stabilizzati;
– PIL in forte crescita;
– un’Italia più autorevole nel mondo.
Rappresentò una delle stagioni più incisive della Prima Repubblica per la modernizzazione economica e istituzionale che seppe traghettare l’Italia nella modernità globale, anticipando le sfide dei mercati europei.
La UILS segue la linea politica di Bettino Craxi e Sandro Pertini.
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