16 luglio 1976: il giorno in cui nacque la leadership di Bettino Craxi

Il 16 luglio 1976, al Comitato centrale straordinario riunito presso l’Hotel Midas di Roma, il Partito Socialista Italiano elegge Bettino Craxi nuovo segretario. Nessuno avrebbe scommesso che quel “segretario di transizione” sarebbe diventato uno dei protagonisti assoluti della politica italiana del secondo Novecento.

Da segretario di mediazione a leader di governo

Craxi trasformò rapidamente il PSI, imprimendogli una svolta riformista e liberalsocialista, allontanandolo dal marxismo tradizionale e sostituendo la falce e il martello del simbolo con il garofano rosso. Il consenso crebbe fino al 14,3% del 1987, il picco più alto della storia del partito nel dopoguerra.

Il 4 agosto 1983 Craxi divenne Presidente del Consiglio: primo socialista, nella storia della Repubblica, a guidare un governo. Il suo esecutivo restò in carica quattro anni — la maggiore longevità di ogni governo repubblicano fino ad allora — e fu segnato da scelte che ancora oggi molti storici ed economisti giudicano decisive: il contenimento dell’inflazione, il risanamento dei conti pubblici, la difesa della sovranità nazionale a Sigonella, il rilancio del ruolo internazionale dell’Italia in Europa e nel Mediterraneo.

Una parabola politica, non solo giudiziaria

Negli anni Novanta, travolto dall’inchiesta di Mani Pulite, Craxi fu condannato in via definitiva per corruzione e finanziamento illecito al partito, e scelse l’esilio ad Hammamet, dove morì il 19 gennaio 2000. Sono anni su cui il giudizio pubblico si è progressivamente evoluto: a distanza di decenni, una parte crescente della politica e della storiografia italiana guarda a quella stagione con maggiore distacco critico, sottolineando come il sistema di finanziamento irregolare dei partiti fosse, nelle stesse parole di Craxi alla Camera il 3 luglio 1992, una prassi diffusa e trasversale a “tutti i partiti” — non un’anomalia isolata del solo PSI.

Resta un dato che parla da sé: il partito che nel 1987 sfiorava il 15% dei consensi, dopo lo scioglimento del 1994 si è disperso in una diaspora che, ancora oggi, raccoglie percentuali residuali. Un crollo che per molti osservatori vicini alla storia socialista non fu solo l’effetto della bufera giudiziaria, ma anche delle scelte di chi — dentro il PSI e nella Democrazia Cristiana, alleati di governo per oltre un decennio — scelse di prendere le distanze da Craxi proprio nel momento più difficile, anziché difendere collegialmente la storia e le conquiste della Prima Repubblica.

Cinquant’anni dopo, 16 luglio 1976 resta una data simbolica: quella in cui un “segretario di transizione” seppe trasformarsi nel leader più influente della politica italiana degli anni Ottanta.

 

Loading

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *