19-20 luglio 1930: a Parigi si ricompone l’unità socialista
Parigi, luglio 1930. Mentre il regime fascista stringe la morsa sulle libertà politiche e sindacali in Italia, un gruppo di uomini che la storia ricorderà tra i padri del socialismo italiano si ritrova in esilio per un atto tanto simbolico quanto concreto: ricomporre l’unità del movimento socialista, spezzata anni prima dalle divisioni interne.
È il Congresso dell’Unità, che si tiene il 19 e 20 luglio 1930: da un lato la frazione fusionista guidata da Pietro Nenni, dall’altro il Partito Socialista Unitario dei Lavoratori Italiani di Filippo Turati, Claudio Treves e Giuseppe Saragat. Due tradizioni diverse — la massimalista di Nenni e la riformista di Turati — che superano le rispettive rigidità per un obiettivo più urgente di ogni distinguo di corrente: mettere al centro i cittadini più deboli e gli esclusi, opporre un fronte comune alla dittatura e tornare a essere strumento concreto di riscatto sociale per i lavoratori italiani.
Non fu un’unità di facciata: fu la scelta di rimettere al centro dell’azione politica la persona, con i suoi bisogni di lavoro, dignità e uguaglianza, anteponendo l’obiettivo comune a ogni interesse di corrente.
Un’unità nata in esilio, non per calcolo di potere
Va ricordato un dato che rende ancora più significativo questo congresso: non è una fusione decisa nelle stanze del potere, per spartire poltrone. È un’unità costruita da uomini esuli, privati della cittadinanza politica in patria, che rischiavano la vita per essersi opposti al regime. Turati era fuggito dall’Italia nel 1926 con una traversata clandestina in barca verso la Corsica, organizzata con Carlo Rosselli e Sandro Pertini. Nenni dirigeva da Parigi il giornale “Avanti!” in esilio. Saragat e Treves condividevano la stessa condizione di rifugiati politici.
L’obiettivo che li unì fu, prima di ogni altra cosa, la lotta contro le disuguaglianze e le discriminazioni che dividevano la società italiana: la distanza tra chi possedeva tutto e chi non possedeva nulla, tra chi aveva voce nelle istituzioni e chi ne era escluso — lavoratori, contadini, donne, minoranze politiche private di ogni tutela dal regime. A questo si affiancava l’impegno per l’estensione dei diritti sociali e politici, la tutela del lavoro e la costruzione di una cittadinanza realmente inclusiva.
Questi principi affondavano le radici nella tradizione riformista di Turati — da sempre convinto che l’emancipazione dei lavoratori e l’abbattimento delle disuguaglianze dovessero passare per le riforme democratiche, non per la sola rivoluzione — e trovarono a Parigi, nella comune condizione di esilio, sintesi con l’anima più movimentista di Nenni. Al di là dei metodi, entrambe le componenti condividevano la stessa convinzione: la politica ha senso solo se serve a migliorare la vita dei cittadini più fragili.
Un insegnamento che i socialisti di oggi devono ancora raccogliere
Nonostante l’impegno dei padri del socialismo italiano, dopo Craxi, il partito socialista ha fallito inesorabilmente.
È tempo di tornare a quello spirito. Riunirsi non per interessi personali: perché solo un socialismo unito può davvero difendere chi resta indietro, combattere le disuguaglianze e le discriminazioni, e dare rappresentanza a chi non ce l’ha.
È questo lo spirito che la UILS intende portare avanti oggi, raccogliendo l’eredità di quegli uomini e mettendola al servizio dei cittadini, in nome della Giustizia Sociale.
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